1988: per me, appena ventitreenne alla seconda stagione tra i professionisti, un anno da incorniciare.
28 agosto 1988: una giornata indimenticabile… Una tappa al Giro di Svizzera, una alla Tirreno-Adriatico, la vittoria al GP Industria e commercio di Prato ed il secondo posto nella “classicissima di primavera” dietro un mostro sacro di nome Laurent Fignon. Grandi soddisfazioni, ma il bello deve ancora venire… Con grande gioia rispondo alla convocazione del c.t. Alfredo Martini a difendere i colori dell’Italia nei Campionati del mondo di ciclismo su strada in programma a Renaix, in Belgio. Con un team d’eccezione composto da fuoriclasse del calibro di Moreno Argentin, Guido Bontempi, Gianni Bugno e Beppe Saronni, che in quegli anni dominano la scena del ciclismo internazionale, non posso che vestire i panni di fedele gregario. Nei primi giri del circuito iridato è il lussemburghese Mezzapesa a tentare il primo forcing; sette giri in solitaria ma nulla di fatto. All’undicesimo scatta un gruppetto di corridori, tra cui si fanno vedere gli italiani Leali e Bugno: una bella azione, sventata dal gruppo che procede compatto. Nuovo tentativo al sedicesimo giro, questa volta è il turno di Ballerini e Bontempi che però non riescono a dare seguito ad un attacco durato un paio di giri. Suona la campana: ultimo giro e il Mondiale è ancora lì, tutto da decidere. Scatta il belga Claude Criquelion, gli vado dietro senza pensarci troppo su. Dal gruppo tentano l’attacco Fignon e Pensec ma un grande Davide Cassani li tiene a bada annullando ogni tentativo. Manca un chilometro al traguardo, il vantaggio c’è ma si assottiglia sempre più. Meno cinquecento metri: il canadese Steve Bauer ci piomba addosso, è volata a tre. Pochi istanti, ultime pedalate, testa bassa… ed è il sogno di una vita spesa su due ruote: campione del mondo.
























