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E’ facile parlare di lance Armstrong, personaggio planetario a tutti gli effetti, più difficile è parlargli. Uomo e atleta con una pressione mediatica incredibile. Di conseguenza è facile capire un certo atteggiamento che può sembrare distaccato e sfuggente. Vi assicuro che non è così. Nel 1997 alla Cofidis eravamo in tre capitani: c’ero io, Toni Rominger a Lance Armstrong appunto.
Ricordo che a settembre mi arrivò la notizia che Lance si era ammalato di cancro. Fu un botta . Ad un’ atleta nel fulgore della sua carriera la parola malattia, e nella peggiore delle ipotesi morte, ha poco significato emotivo, è solo un parola, una situazione. A Natale gli feci un colpo di telefono per gli auguri. Sapevo delle sue condizioni, ma ancora non conoscevo bene un’ uomo di una forza fisica e mentale straordinaria. Gli diedi appuntamento ai primi di gennaio quando il 3 a Lille ci sarebbe stata la presentazione della squadra.
Ebbene il 3 gennaio, faceva un freddo incredibile e Lance si presentò regolarmente alla vernice delle stagione della Cofidis. Era completamente calvo e sul cranio si notavano le cicatrici delle operazioni che tre mesi prima avevano rimosso le metastasi al cervello . I segni del bisturi li copriva con un cappellino bianco. Era determinato e sereno nonostante il pesantissimo ciclo di chemioterapia al quale si era sottoposto. Passò cinque giorni con noi,senza mai accusare un segno di stanchezza. Ma le sorprese non erano finite.
Quando, pochi giorni dopo andammo in ritiro nel sud della Francia, Lance mi diede un altro segnale del fatto di essere un uomo e un atleta fuori dal normale. Il freddo era pungente e faceva male a una persona sana, ma lui non si tirò indietro. Salì in bicicletta con noi, facendosi regolarmente ogni chilometro di strada, spingendo sui pedali tossendo e sudando per il gelo e la fatica. Ebbene, io, grazie a Dio, non so cosa succeda nel nostro organismo quando una cellula impazzita decide di diventare un tumore, non so neppure cosa possa succedere nella testa di un uomo quando gli dicono: hai un cancro.
Come non possono immaginare quali conseguenze possa avere biologicamente un ciclo di chemioterapici. Ma credo che nessun uomo normale dopo un’ esperienza del genere possa dimostrasi così forte mentalmente e così reattivo fisicamente. C’è una sola riposta: Lance Armstrong è fuori dalla norma, lui appartiene a un’ altra categoria. Lui e’ quel ragazzo che tre mesi dopo l’ operazione macinava centinaia di chilometri con noi e al ritorno dagli allenamenti sul pullman della squadra accendeva il PC portatile per aggiornare e verificare le tabelle di allenamento.
Noi guardavamo il panorama e lui, con le cicatrici sulla testa, brutale testimonianza della morte scampata, analizzava il suo rendimento, studiando come migliorarsi. Posso dire che mi resi conto subito di essere seduto a fianco di un fenomeno. Lo confidai a casa a mia moglie in una notte così di stelle come solo il Trentino riesce a dare. Un pensiero forte che mi ha sempre accompagnato.
Poi Lance è diventato Armstrong, l’ uomo dei sette Tour e del ritorno in sella. All’ Alpe di Siusi avevo pronosticato che prendesse tre minuti di ritardo, quello che si è verificato. Ma sono un’ inezia. Adesso ha quasi 38 anni ed è reduce da tre anni di inattività. Inoltre Lance nel 2009 ha corso solo due gare a tappe e a marzo si è rotto la clavicola, ha subito inoltre 27 controlli antidoping. Insomma nelle gambe ha i chilometri di un cicloamatore e gli manca completamente il ritmo che solo la corsa riesce a dare. Eppure è ancora lì. Perché lui è veramente un fenomeno. Lui riusciva a fare tempi e risultati anche lontano dal suo appuntamento principale che era il Tour . Questo vuol dire che la sua base di partenza è alta, troppo alta per gli avversai. Vuol dire che Armstrong è già forte prima di allenarsi.
Nei giorni scorsi al Giro gli ho parlato della mia associazione la Fondriest For Children, gli ho presentato anche due oncologi. Insomma ci siamo ritrovati, questa volta non in sella alla bici, ma alla solidarietà.
L’ ho visto e sentito molto tranquillo. Anche n questo è un fenomeno. La sua vita non è facile. E’ sempre scortato, deve rimanere sul pullman fino a cinque minuti prima della partenza per evitare resse e ingorghi. Quando finisce la corsa deve rimanere chiuso in albergo. Questa è la vita di Lance Armstrong. E’ vero che i mass media ci bombardano con le sue immagini e le sue imprese, ma quella che ci raccontano è una realtà virtuale. Basta fare partire un registratore o un file ed ecco Armstrong a disposizione di tutti, nelle case di ognuno di noi.
Ma il vero Armstrong è chiuso in albergo a analizzare il suo Pc portatile, a volte solo a confrontarsi con il suo planetario personaggio. E in bicicletta il vero Armstrong lo vedremo venerdì nella crono. Sono sicuro che stupirà.
TERREMOTO IN HAITI

Appello urgente della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus che nella capitale Port au Prince ha numerosi progetti tra cui un ospedale pediatrico, un orfanotrofio e Scuole di strada nei quartieri più colpiti. Servono urgentemente aiuti....leggi tutto
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