![]() |
|||
|
Intervista e appunti di viaggio di Silvia Maria Busetti In un luogo del tutto inaspettato, incontriamo Maurizio Fondriest, campione del mondo di ciclismo. Come mai ti trovi ad Haiti ? L’anno prossimo ricorre il ventennale della mia vittoria del campionato del mondo di ciclismo su strada a Renaix in Belgio. Per celebrare la ricorrenza, avevo deciso di organizzare un viaggio, partendo da Cles, il mio Paese in Val di Non, in Trentino, e di andare a Roma dal Papa, passando per le città dove sono nati gli ex campioni del mondo italiani. Poi, durante il giro d’Italia, ho conosciuto Maria Vittoria Rava, presidentessa della Fondazione Francesca Rava, NPH Italia Onlus. Sono così venuto a conoscenza delle attività umanitarie svolte ad Haiti da questa incredibile Fondazione e ho quindi deciso di dare un mio contributo abbinando la corsa ad un progetto di solidarietà. Gli occhi di Maurizio si illuminano:
Ho cominciato ad interessarmi alle attività della Fondazione ed ho iniziato a coinvolgere altri sportivi e a cercare idee per raccogliere fondi. In occasione della corsa che celebrerà il ventennale, faremo un’edizione speciale di una delle mie biciclette che sarà messa all’asta assieme alla torcia che ho portato come tedoforo alle Olimpiadi di Torino. Ho anche coinvolto nel progetto altri sportivi che daranno le loro maglie firmate. Sentendomi sempre più coinvolto, ho ritenuto giusto venire di persona ad Haiti per rendermi conto di questa realtà così difficile.
Cosa pensi di Haiti, è come te l’aspettavi ? Quando lo racconterò, non so chi crederà a questo. Vedendo le persone che lavorano sul campo con tanta tenacia, cercando di superare problemi per altri insormontabili, sento una motivazione in più per raccogliere fondi e dare un mio contributo per far fronte a queste emergenze. Capisco che se non ci fosse NPH e le tantissime attività organizzate da questa Fondazione, molti più bambini morirebbero o sarebbero abbandonati alla strada. E’ difficile a volte credere che un Paese martoriato come questo possa sollevarsi, 250 bambini muoiono ogni settimana, senza calcolare i morti abbandonati senza sepoltura. Se non è una emergenza umanitaria questa, quale può esserlo ? Mi chiedo come mai non ci sia un intervento a livello internazionale in questo paese dove la vita e la morte sono separate da una linea così sottile. Maurizio dice una cosa verissima: la morte ad Haiti, è costantemente presente e mescolata alla vita con estrema e drammatica naturalezza.
“Quando mi è stato proposto di venire qui ho accettato volentieri, per rendermi meglio conto di questa realtà. Però non credevo che mi sarei trovato di fronte a situazioni così strazianti. E’ difficile trovare le parole per spiegarlo. Mi chiedo come farai tu, che devi scrivere l’articolo, a scrivere quello si prova “ . In effetti, è arduo:
ad Haiti, il secondo Paese più povero del mondo dopo il Niger, 1 bambino su 3 muore prima dei 5 anni e l’ 80% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Port Au Prince:
Visitiamo con Maurizio Fondriest la capitale di Haiti. La città è un groviglio di cavi elettrici che pendono ovunque,odori nauseabondi, liquami, ceste appoggiate per terra come le persone con cui si confondono. Non c’è luce elettrica, non ci sono infrastrutture, non c’è una rete fognaria, non c’è erogazione di acqua. Ovunque candele, immondizia, baracche, vecchi edifici fatiscenti. Galline che razzolano libere su strade sterrate e polverose. L’odore di bruciato si mescola a quello di putrefazione e, in mezzo a questo caos, all’improvviso, il candido, abbagliante palazzo presidenziale. Grandi i contrasti.
Nel cuore del buio, della calca e della tenue luce delle candele, lontano, un gigantesco falò e gente che vi balla attorno, sembra l’inferno. Ma in questo inferno la luna di Haiti è alta e circondata da milioni di stelle. La luna ad Haiti, splende come gli occhi dei suoi bambini; occhi violentati e dilaniati dalla povertà, dalla violenza e dall’abbandono. Ogni sera la luna di Haiti è un cuore violentemente rosso, uno squarcio, una ferita del cielo. E’ un pezzo di luce tra le nuvole che evoca il pezzo di isola Hispanola che Haiti occupa. A pezzi è anche il cuore di chi visita questo triste paese. Eppure, Haiti, martoriata dalle dittature, dalla guerra civile, dalla miseria e dall’abbandono, coltiva in sé un bagliore di fortissima speranza, di incredibile forza e fede tenace: NPH. NPH, Nuestros Pequenos Hermanos, è un’organizzazione umanitaria internazionale che si prende cura dei bambini orfani o abbandonati in America Latina. Fondata da padre William Wasson nel 1954, NPH ha finora salvato dalla strada 25.000 bambini. Ad Haiti, NPH è rappresentata da 20 anni da padre Richard Frechette. “20 anni fa, il primo ospedale era un vecchio hotel di 5 piani senza ascensore. Padre Rick non era un medico quindi l’unica cosa che poteva fare per rendersi utile era dare la benedizione ai poveri bambini che morivano come mosche. Ma non si arrese, andò negli Stati Uniti, studiò medicina e tornò ad Haiti per curare i poveri. Oggi organizza scuole di strada, distribuzione di acqua negli slum, ospedali di strada, sepolture, orfanotrofi e qualunque tipo di attività possa essere di aiuto alla popolazione. Grazie ad NPH, i bambini risiedono in orfanotrofi dove possono essere adottati a distanza. La fondazione Francesca Rava, NPH Italia Onlus, rappresenta NPH in Italia. Sono sufficienti 312 dollari all’anno per assicurare ad un bambino studi, vestiti e cure mediche. Seguiamo le tappe del viaggio di Maurizio ad Haiti, i luoghi e le situazioni difficili con cui è entrato in contatto: Il Nuovo ospedale di St. Damien a Tabarre – Chateaublond – Port Au Prince: E’ il nuovo ospedale costruito da NPH ad Haiti grazie anche alle tante donazioni provenienti dall’Italia. E’ il più grande ospedale pediatrico di tutti i Carabi. La costruzione ha dato lavoro a 200 haitiani e sono 150 gli impiegati nella struttura che lavorano anche assieme a volontari provenienti da tutto il mondo. Nell’ospedale ci sono 150 posti letto e le malattie più comuni sono tubercolosi, polmonite, malnutrizione, AIDS. 80/90 bambini la giorno ricevono assistenza medica e medicine gratis. Due assistenti sociali istruiscono le mamme sulle norme basilari in nutrizione ed igiene. Una camera è dedicata ai bambini che sono stati abbandonati in ospedale dalle loro mamme; a volte le mamme non tornano a prendere i figli ricoverati per dare loro migliori possibilità di vita. “E’ incredibile la forza di volontà di tanta gente” - dice Maurizio – “come padre Rick che di fronte a questi drammi è riuscito a costruire un ospedale davvero all’avanguardia ed un orfanotrofio che, se paragonato a ciò che c’è fuori, è un luogo meraviglioso, quasi paradisiaco. All’orfanotrofio i bambini hanno la possibilità di crescere sani e di studiare, viene data loro una speranza”. Gli ospedali e le scuole di strada:
Padre Rick va negli slums tutti i giorni ed offre assistenza medica alle persone indigenti. Si reca lì con 5 dottori e 4 infermiere volontarie e, nel dare assistenza, distribuisce medicine e porta in ospedale i casi più gravi. Gli slums sono quelli di Wharf Jeremy and Cite Soleil. A Warf Jeremy, Maurizio visita le scuole di strada organizzate da padre Rick per quei bambini le cui famiglie non possono permettersi di pagare gli studi. NPH da loro le uniformi ed insegnanti che impartiscono lezioni di algebra , geometria e grammatica. In questo modo i bambini vengono tenuti lontano dalla strada, dalla sporcizia, ma soprattutto dalla prostituzione, dalla droga e dal lavoro minorile. 80 degli insegnanti ( suddivisi in 20 scuole), vengono dall’orfanotrofio di Kenskoff, sono ex pequenos cresciuti da padre Rick. Le uniformi sono sorprendentemente pulite, negli slum non c’è acqua. A ciascun bambino viene dato un pasto ( 6000 quelli serviti ogni giorno nelle scuole e nelle mense); alcuni dei bambini ( in tutto 3000) sono così affamati che per loro sarebbe difficile seguire le lezioni senza mangiare qualcosa. Commovente vederli recitare una preghiera di ringraziamento a Dio prima di mangiare il loro pasto. Alzano i piatti verso il cielo, chiudono gli occhi e cantano. Vivono in piccolissime baracche fatte di lamine di ferro arrugginite e bucate, separate da fogne a cielo aperto che attraversano le stradine di fango dove i bambini giocano senza scarpe, tra capre, mosche, maiali, cani e polvere. Ci sono bambini che non sanno cosa sia una caramella, gliene diamo una e la mangiano con tutta la carta….i bambini, e non solo loro, ti guardano, si toccano il pancino e ti chiedono cibo. Ma quando entriamo nelle scuole, ( è difficile chiamarle così), si alzano in piedi, sorridono, ci cantano canzoni di benvenuto e ci mandano baci e sembrano tanti pulcini… E’ struggente incontrare lo sguardo innocente e smarrito di Maurizio in mezzo all’inferno di Haiti. Ha gli occhi pieni di dolore e di domande, come quelli dei bambini di questo Paese dilaniato. Il funerale:
Una sera padre Rick viene chiamato perché c’è un uomo, sconosciuto, morto da qualche parte in città. Padre Rick va a recuperare il cadavere che nel frattempo è stato martoriato di botte. Questo accade perché nella tradizione Woudoo, quando qualcuno muore, si teme che lo spirito possa impossessarsi dei vivi. Il giorno successivo viene organizzato il funerale per questo uomo senza nome nella piccola chiesa dell’ospedale. Davanti all’altare c’è la bara di cartone. Padre Rick celebra la messa. “ E’ strana la sensazione di gioia che si prova” – dice Maurizio – “ il fatto di avere una sepoltura ed una messa funebre è un lusso che quasi nessuno può permettersi qui ad Haiti”. Quest’uomo senza nome è stato fortunato. La Morgue.
A settembre padre Rick ha iniziato a prendersi cura anche dei morti. Prima di settembre, chi non poteva permettersi di seppellire un congiunto defunto, non aveva altra scelta che abbandonarne il cadavere su una collina adibita a cimitero. I corpi venivano lasciati in balia dei cani e degli elementi. “ Lo strazio di non poter avere un riferimento fisico dove andare a pregare, aggiunto al dolore della perdita, deve essere atroce”. Maurizio è stordito dal dolore e dalla sensazione di impotenza. Da settembre, ogni giovedì, Padre Rick organizza una sepoltura per questa gente. Prima di settembre, la morgue si riempiva di cadaveri, fino alla salutazione. Corpi di bambini, tantissimi, corpi fatti a pezzi.. quando ci si avvicina all’obitorio, anche a distanza di decine di metri, l’odore acre della morte è soffocante. Si attacca ai vestiti, ai capelli, alla pelle ed hai solo voglia di fuggire. Fuori, il camioncino di padre Rick scarica le bare di cartone. Sono ancora vuote.
Una per una vengono portate all’interno della morgue. All’ingresso, un mucchio di immondizia sorvolato da mosche. Sulla sinistra, il cadavere grasso di una donna. Le è stata tagliata la testa, quasi del tutto. I bambini ed i corpi martoriati vengono posti in sacchetti di plastica e poi adagiati sulle bare, finchè queste non si riempiono: 2, 3, 4, corpi in ogni bara. Le bare, costruite con cartone e collante naturale sono fabbricate e dipinte con estrema cura dai ragazzi che aiutano padre Rick. Il camioncino viene riempito di nuovo. Mentre siamo lì, arriva un furgone con i vetri scuri. Dal porta bagagli viene tirato fuori il corpo di una giovane donna morta. Viene collocata su una sedia a rotelle e mentre la portano all’interno della morgue, la sua testa ciondola completamente rivolta all’indietro. Chiede pietà, per la sua giovinezza violentata e spenta prima del tempo, chiede pietà per il suo paese, per la sua bellezza che ancora urla distintamente e atrocemente. Ci si sposta verso il cimitero. Padre Rick paga il proprietario del terreno per avere uno spazio per una fossa comune. Sul furgone che ci porta al cimitero salgono 5 ragazzi vestiti di bianco e blu, con degli strumenti musicali. Camminiamo su un suolo fatto di fango ed ossa umane, lo stesso suolo dove vengono scavate le fosse per seppellire. Maurizio aiuta i volontari a portare le bare dal camioncino alla fossa. La banda ci segue composta e suona “ va pensiero”. Padre Rick celebra la messa sul ciglio della grande buca che adesso ospita circa 15 bare. Questi corpi, che sono state persone, hanno la fortuna di avere degna sepoltura. Il mercato di ferro: Camminiamo assieme a Maurizio Fondriest, verso il mercato di Port Au Prince: le strade sono interamente ricoperte di acqua, sembrano fiumi, ma l’acqua è di fogna. Sopra l’acqua, le vite umane che vendono di tutto oltre a loro stesse: ferri da stiro a carbone, foglie di tabacco, vasetti di perline di plastica, bacinelle di ferro, fili. Le bancarelle sono affastagliate le une alle altre e, per difendersi dal sole, sono sovrastate da tende nere e pesanti di sporcizia. Pendono, strappate, su bastoni di legno che in realtà sono poco più di rami. Tra un “banco” e l’altro, strati di immondizia zuppa di acqua. C’è chi vende materiale per riti Woudoo ( piccole bare, bastoni, teschi, immagini sacre, statuine di santi). Nulla è turistico qui. Il cinema di Padre Rick.
Dopo le scuole di strada, la morgue, i funerali, le messe, la distribuzione di acqua, l’orfanotrofio, gli ospedali di strada, il centro Internet, padre Rick trova anche il tempo di organizzare ogni domenica il cinema per la gente di Beliku a Cité Soleil. Una piccola struttura in muratura, aperta, circondata da una fogna, fa da palco per il cinema. Questa domenica si proietta “ The Pursuit of Happiness” di Gabriele Muccino. Nessuno sa chi è Gabriele Muccino e probabilmente nemmeno Will Smith, ma sono tutti in fibrillazione e felicissimi. I ragazzi che aiutano Padre Rick, che ci hanno portato lì su un camioncino a tutta velocità, montano un tendone che fa da schermo. Padre Rick affitta l’attrezzatura. Salgono sul palco, ordinatamente, i bimbi più piccoli, circa 50. Gli altri, grandi e piccoli, restano sulla strada in piedi. Sono centinaia. Non c’è luce. In mezzo alla folla c’è una donna con i bigodini ed i grandi seni quasi scoperti. Vende qualcosa che sta cucinando in un contenitore di metallo arrugginito. Il sonoro quasi non c’è ma sono tutti presi dalle immagini. Comincia a piovere, si spogliano per lavarsi. Poi si fugge via perché se la pioggia dura tanto, c’è il rischio di essere travolti dai torrenti di fango. “E’ stato un momento surreale” – commenta Maurizio – “come tutto qui ad Haiti”. E il camioncino ci riporta nuovamente, a tutta velocità, all’ospedale dove alloggiamo. Il concerto negli slum:
Nel nostro gruppo, formato da volontari, giornalisti e donatori, c’è anche Paola Turci. E’ lunedì 28 di Gennaio 2008 h. 10:00 e Paola sta per tenere un concerto negli slum di Haiti. Nello stesso luogo dove si proiettano i film, è allestito il palco. Padre Rick ha organizzato tutto alla perfezione e la gente è già lì ad aspettare. Ci sono l’amplificatore, il mixer, c’è anche la tv locale. Paola è emozionata ma il popolo di Haiti lo è di più: non hanno mai assistito ad un concerto. I bambini, a piedi nudi, si avvicinano al “palco”, abituati a camminare nella fogna. Sono raggianti, ballano e battono le mani al ritmo della musica. Dal palco incontro lo sguardo di Maurizio, è l’espressione delle felicità. Maurizio sa che il concerto nello slum è un messaggio di forte speranza, uno squarcio di luce nel nero della sporcizia e dell’abbandono. Alla fine del concerto i bimbi salgono sul palco a ballare con Paola che si dona loro incondizionatamente e si fa musica per il popolo di Haiti. Flash di vite Haitiane, senza commento:
“Ringrazio Maurizio Fondriest per la profonda condivisione, per l’animo gentile, nobile, innocente, per la forza che trasmette, per il bene che ha dentro e che dona incondizionatamente agli altri”. Silvia Maria Busetti |
|
TERREMOTO IN HAITI

Appello urgente della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus che nella capitale Port au Prince ha numerosi progetti tra cui un ospedale pediatrico, un orfanotrofio e Scuole di strada nei quartieri più colpiti. Servono urgentemente aiuti....leggi tutto
DONA SUBITO!
www.francisville.org/donasubito.html
(alla tua donazione sarà applicata una commissione da Paypal)